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Risvegli

27 Settembre 2010 alle 19:20

Ron Paul non è un talento letterario e, del resto, non gli è richiesto esserlo. La modalità dell’argomentare nel suo libello “End the Fed” (proposto da una intelligentissima casa editrice marchigiana) ricorda molto l’energico e frenetico rincorrersi di gagliarde onde che si schiantano fragorose su di una inerme e piatta battigia (a ciò è ridotta la Federal Reserve). Molte variano tra loro per semplici ricami sulle rispettive creste. Alcune si ripetono identiche ad intervalli più o meno ravvicinati, più o meno casuali. Altre, invece, si distinguono con nettezza e per la forma unica e per il carico di energia che trasportano. In ogni caso, l’immagine che si trae dal dipinto è assolutamente suggestiva (azzarderei energizzante). Al punto che viene spontaneo compiangersi per non aver capito niente sino ad oggi o, più probabilmente (e colpevolmente), per avere accettato una comoda sistemazione all’insalubre caldo di una coperta sospettosamente mai corta e costantemente affollata. Boom e depressione, prezzi in crescita, impoverimento generalizzato, consumismo ossessivo, guerre, drammatico cambio di prospettiva del sistema (dai tempi lunghi della tradizione al brevissimo respiro temporale dettato da managers lesti di mano e ampi di fauci): tutto ciò di cui siamo soliti lamentarci è, semplicemente, l’altra medaglia della delega in bianco, fintamente protettiva ma intrinsecamente liberticida, indubitabilmente comoda, concessa ai Governi e, soprattutto, alle Banche Centrali di giocare con la merce denaro. Altro che ontologica instabilità del modello Capitalista. E’ vero tutto ciò? Non è vero? Sicuramente è stimolante. Discutiamone. Torniamo ad appassionarci alle nostre libertà. Se non altro ci aiuterà a riaverci dal prolungato sbadiglio che è da sempre il dibattito economico e politico in questo Paese, sterilmente propinato da smunti ed eterodiretti editorialisti in serie.

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