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Lezioni americane

23 Settembre 2010 alle 13:10

Caro Ferraresi, dal suo articolo si sprigiona il puzzo di quell'Italia che, non contenta di imputridire le proprie Università se ne va pure ad infestare quelle americane, non solo le università ma un'intera società alla quale da' in pasto le proprie certezze a senso unico senza contraddittorio. Gli piace definirsi esuli, ma poi appena si libera la cattedra il posto è assicurato. Sono in effetti in un limbo di lusso con il papà capitalista che paga la retta per l'ennesimo corso che va ad arricchire un elenco di titoli da sfagiolare alla festa on campus del sabato sera o all'evento istituzionale. Si lamentano di un'Italia che fosse per loro non arriverebbe a fine mese, l'Italia degli imprenditori e di chi rischia. La loro è una voce non autorevole e rivolta sempre allo stesso pubblico non pagante perchè paga sempre qualcun altro, che ha però un certo effetto sull'immagine dell'Italia, di sicuro molto su quella di Berlusconi. La mancanza di contraddittorio, una violazione elementare ancora più grave se fatta in un'università americana conferma quanto già detto da lei, ovvero che i destinatari sono quella solita italietta che lei può trovare anche in certi eventi istituzionali in giro per New York, ai quali però le consiglio vivamente di non andare visto che troverà sempre le stesse persone e sentirà ripetere gli stessi vecchi discorsi anti-Berlusconi di una noia mortale. Tanto vale andarsene direttamente al rinfresco che sempre segue o nei casi più fortunati addirittura precede, ricordandosi di dire che in Italia si mangia bene ma non si riesce a trovare da lavorare dando la colpa di questo naturalmente a Berlusconi, il che la qualificherebbe automaticamente, a pieno titolo e con merito come esule, altrimenti le toglieranno di bocca quella bella tartina al caviale e le faranno inghiottire le briciole senza nemmeno un po' di prosecco. Good luck!

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