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Accecamenti

23 Settembre 2010 alle 19:50

Sinceramente, mi arrovello ormai da giorni, ma non riesco proprio a capire. Cerco di elencare tutte le possibili attenuanti e di soppesare tutti i pro ed i contro della faccenda. Ma nulla. Neppure un minuscolo bagliore che mi possa far comprendere perché Fini non abbia ancora deciso di lasciare la carica. Ed è brutto. Perché sic stantibus rebus l’alternativa ad un suo coerente passo indietro profuma molto di hybris. Di sprezzante sfida alle più elementari regole del buon senso. Faust non capisce che il momento è giunto, implacabile, improcrastinabile. Chiama a sé i servi ed ordina l’avvio di nuovi lavori. Cose grosse: dighe a contenere il mare. Non può vedere, perché accecato, i sorrisi di scherno dipinti sui volti dei Lemuri. C’è un abisso, negli ultimi istanti, tra la sua volontà e la forza logica degli eventi. Ed è quel baratro, non il destino del protagonista, che riesce comico. Certo, Faust non poteva avere idea di cosa potessero essere i servizi segreti deviati o le intemerate contro Minzolini. Forse era troppo ingenuo per tentare il recupero in extremis. O forse, la sua è semplicemente la serietà tragica e dignitosa e inconsapevole che distingue i tempi grandi dall’odierno supermercato del mezzuccio.

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