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Dovere donare per il trapianto? No.

21 Settembre 2010 alle 17:00

Titolo di un articolo del prof. Remuzzi sul "Corriere" del 18: "La buona sanità dei trapianti. Convinciamoci che è un dovere". Condivido, nel peggio, ma bisognerebbe rettificare l'affermazione "Bisogna non stancarsi di parlarne", nell'altra: "Bisogna imporne il rispetto". Premetto che sono per la statalizzazione del sistema, cioè l'obbligo di procedere automaticamente all'espianto quando sia accertata la morte cerebrale (sola condizione necessaria). Ho apprezzato l'ennesimo tentativo del prof. Remuzzi per "convertire" la gente a compiere la buona azione, ma la sua sensibilità urta con l'egoismo innato nella natura umana, da annullare con legge dello Stato, per punire le azioni immorali (rubare, uccidere...). In questo caso non si deve impedire nulla, perché l'espianto avviene in defunti presenti nel sistema sanitario. Oggi si dà la possibilità di compiere un'immorale azione contro il precetto (statale e religioso) "non uccidere". Col mio sistema le liste d'attesa sarebbero annullate. L'attuale sistema si fonda sul rispetto di un presunto diritto (sugli organi) e la violazione dell'uguaglianza (al rispetto del presunto diritto)! Ma i defunti non hanno diritti. Il principio d'uguaglianza, invece, andrebbe applicato a quei poveretti destinati ad una morte infame in mancanza di trapianto, senza nulla togliere ad alcuno, ma con tanto vantaggio per i singoli e la società. Sostanzialmente si protegge un "diritto" inesistente (e immorale, per gli esiti nefasti che ne conseguono), violando il diritto naturale alla vita di soggetti bisognosi. Faccio presente che nel 2002 più di 100 persone morirono per mancanza di organi nella sola Lombardia e che il 30% degli interpellati al momento del dunque, si opponeva e continua a rifiutare la donazione. Il Dr. Gianelli Castiglione mi prospettò l'avvio di una certa sensibilizzazione per la statalizzazione nell'ambito scientifico: forse era solo un'ottimistica aspettativa di un Uomo.

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