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Egregio professor Rusconi

17 Settembre 2010 alle 12:30

Mi permetterei di condividere il suo lucido ragionamento che accomuna l’incapacità della gens italica, Italia democratica, alla anodina indifferenza di un sistema elettorale che non può aggiungere sale là dove la minestra è insipida. Il fatto è che a moltissimi fa comodo scaricare sul sistema elettorale quelle deficienze insite nel cromosoma politico di tutti i leader della partitocrazia e salvare la propria faccia dall’ammucchiata d’impresentabili che a bienni alterni si offrono alla ribalta oclocratica con l’ardore di diciottenni al loro primo “connubio”. Il sistema è come la forcina per abbacchiare le noci (siamo nella stagione giusta), se è corta, se ne può usare un’altra più lunga, ma è sempre la botta energica dell’abbacchiatore che costringe la noce a staccarsi dall’albero e diventar preda delle nostre voglie. Qua si discetta più per snobismo culturale che per vera dedizione al servizio che un sistema elettorale (quale che sia) possa rendere al popolo sovrano. L’eletto al Parlamento, delegato con quel sistema elettorale, se non è CICERONIANO deve barare con il suo mandato. In una confidenza che troviamo nell’orazione De suppliciis, Cicerone: “Ho accettato la questura, dice, come una missione sacra alla quale doveva sacrificare tutto; si sentiva addosso lo sguardo di tutti, aveva l’impressione di trovarsi solo con la sua dignità di questore sulla scena di un teatro i cui spettatori erano tutto il genere umano” (Cicerone – di Pierre Grimal). Credo bene di non poter aggiungere altro.

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