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La lettera, lo Spirito e gli illetterati

14 Settembre 2010 alle 14:00

Il biblista Ravasi espone oggi il suo augusto pensiero sulle teologie femministe, e come ramo d'ulivo porta loro l'opinione, con versetti sacri alla mano, che la lettera veterotestamentaria fosse ancora "immersa in un contesto sessista", in altre parole non ispirata dal vero Dio ma condizionata da un falso pregiudizio. Se aggiungiamo che è il demonio a essere padre della menzogna (Gv 8, 44) possiamo allora concludere che Marcione aveva ragione e l'Antico Testamento è demoniaco. L’ermeneutica è decostruzionista per vocazione, distrugge i costrutti per alterare i concetti, se applicata alla Sacra Scrittura comporta quindi una revisione delle parole antiche per adeguarne l’applicazione alle cose moderne, secondo l’intuitivo ma falso principio catoniano “rem tene, verba sequentur”. Ogni criterio di lettura è infatti discriminante in quanto relativo all’immortalazione d’una mentalità cangiante, separa ciò che è attualmente comprensibile o accettabile da ciò che invece rimane oscuro o ancor peggio intollerabile per le orecchie di una generazione: ogni eresia è infine un’opera ermeneutica, come lo è stata la Riforma così lo è anche la ribellione serpeggiante contro Benedetto XVI sulla giusta lettura del Vaticano II. Gli episcopali scozzesi sono stati quantomeno più coerenti di Ravasi nella loro opera di contraffazione biblica, al punto che la loro versione politically correct eclissa quasi completamente il testo originario, l’Ersatz della Bibbia è per essi in via di compimento. In nome del politicamente corretto anche i nostri arcivescovi sono pronti a riscrivere la Genesi in modo che la colpa della caduta originale non sia più da attribuirsi a Eva?

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