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Il Pd e la sindrome dell'avversario

14 Settembre 2010 alle 09:30

Evidentemente esiste una specie di virus nel ruolo di segretario del Pd che prende tutti coloro che subentrano in questa carica. Un virus che ne trasforma i comportamenti rendendoli polemici e aggressivi nei riguardi dell’avversario politico, facendoli deviare da una linea politica autonoma e propositiva. Ricordo Franceschini, che fino alla vigilia del suo mandato era considerato una persona mite, una volta diventato segretario del Pd si trasformò, attaccando quotidianamente Berlusconi, anche con toni gratuiti e violenti. E che dire di Bersani, noto per la sua razionalità e il suo equilibrio, che oggi dedica i suoi interventi all’attacco dell’avversario, spesso con toni che sono abbondantemente sopra le righe? Veltroni è l’unico che si è sottratto in parte a questa sindrome, cercando di portare avanti una posizione autonoma e atteggiamenti che si sganciavano il più possibile dall’attacco all’avversario. Ma sappiamo come è andata finire, nel senso che è stato precocemente eliminato per eccesso di bontà nei riguardi dell’avversario. Purtroppo è uno stile che si è instaurato da tempo nelle file del Pd, difficile ad estirparsi e che non porterà da nessuna parte.

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