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Giustizia doppiopesista

14 Settembre 2010 alle 16:00

Il procuratore di Torino, Caselli, ha scritto un libro dove cerca di rassicurare “un cittadino che non crede nella giustizia”. In questi giorni si è riaccesa la violenza politica e, vicinissimo ad un sindacalista, è stato lanciato un fumogeno che, per poco, non lo ha preso in pieno. La responsabile del gesto - già nota alle forze dell’ordine - avrebbe potuto causare lesioni personali o addirittura la morte del sindacalista (difficile, infatti, sceverare la differenza tra tentativo di lesione e tentativo di omicidio). Ebbene, inopinatamente, la fanciulla non ha subito alcuna forma restrittiva della libertà personale. L’episodio, infatti, è stato abilmente derubricato in innocente “accensione e lancio di oggetti pericolosi” che non prevede l’arresto. “Un cittadino che non crede nella giustizia” – malgrado le argomentazioni spese dall’alto magistrato nel suo saggio – desidererebbe sapere da Caselli se, per caso, la scelta della fattispecie criminosa da applicare sia dipesa dallo status della responsabile del gesto, figlia di un suo collega, e/o dall’appartenenza della fanciulla ad un centro sociale. La sensazione è che sia accaduto un po’ quello che succede nel calcio, quando la gravità di un fallo è determinata dal colore della maglia di chi viola le regole del gioco. Chissà, il procuratore di Torino potrebbe fornire le opportune delucidazioni sulle colonne del giornale – assai moderato – di Travaglio, cui assiduamente collabora.

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