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Vivere comodi

13 Settembre 2010 alle 18:30

Le vicende mantovane di Naipaul e teatrino buffo annesso ci informano, se vogliamo capire, della qualità intellettuale e culturale che imperversa. Del resto è quello che dicevano gli Illuministi al prorompere del Romanticismo. Romanticismo e Idealismo, senza scendere a sottili virtuosi distinguo, cibo per il Sinedrio ma non per 99% degli uomini, hanno lasciato in eredità un mondo virtuale, relativistico e irresponsabile. Siamo arrivati nel pieno del desiderio di sempre: vivere il più comodamente possibile. Collettivamente e ciascuno nel proprio ambito, compreso quello della vanità. Ci siamo beati, abbiamo applaudito e abbiamo usufruito a piene mani delle conquiste della scienza e del progresso tecnologico e ci siamo inebriati di libertà, interpretandola come licenza, senza renderci conto, o forse senza volerlo ammettere, che sarebbe stato inevitabile pagare dazio sul piano dei principi etici, che, come tali non sono soddisfatti né dalla sonda su Marte né dal possesso dell’iPad. Il trucco consiste nel farlo credere. Il fatto che moltissimi ci credano, ci riporta al desiderio incoercibile del vivere comodamente e, per non farci mancare nulla, pretendere, nello stesso tempo di trasferirlo ai tormenti morali. Senza giri di parole, l’aborto, l’eutanasia, il testamento biologico, il matrimonio tra omosessuali e via dicendo sono il tentativo di applicare la tecnologia ai principi etici. I venditori di tecnologia abbondano.

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