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Sedi giudiziarie "disagiate". Dove sono finiti i paladini della "giustizia distributiva"?

13 Settembre 2010 alle 20:30

Non volendo urtare l’alta sensibilità dell’organo di autogoverno della magistratura, né invadere in alcun modo il monopolio dell’indignazione per i mali della giustizia sapientemente denunciati dall’altrettanto sensibile ed autorevole organo dell’associazionismo giudiziario, mi chiedo se, oltre che al teorizzato e vieppiù brandito “ruolo di supplenza” che ampie componenti di tali prestigiose consorterie ritengono necessario perseguire al fine di garantire “la giustizia sostanziale” (altrimenti in balia di immature, impreparate, influenzabili - spesso bizzose -, maggioranze parlamentari), al comune cittadino di Nicosia, piuttosto che di Locri, Enna o Gela, non si possa in qualche modo iniziare a garantire anche un po’ di “giustizia formale”: per esempio smettendola, per un giorno, di pensare a come costruire un mondo migliore per via giudiziaria, ed attivandosi immediatamente perché qualche collega togato si degni di ripopolarne gli uffici giudiziari desertificati. Non dalla ndrangheta o dalla mafia o dalla camorra, ma da cripto sindacali esigenze di autonomia professionale che hanno condannato talune “sedi disagiate” ad una sostanziale denegata giustizia. In fondo, si tratterebbe di una forma di giustizia… distributiva. Più “sostanziale” di così!

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