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Esegesi papale

10 Settembre 2010 alle 17:30

In ogni sua lectio magistralis Benedetto XVI elargisce una perla di cherubica sapienza, ma se gli uomini non la raccolgono questa cade sotto l'unghia fessa dei porci, che non sanno cosa farsene e rivoltandosi contro il donatore lo sbranano. Nell'ultima udienza generale questo Doctor Angelicus ha ricordato a beneficio di Mancuso, di Martini e dei loro congeneri progressisti che il loro catarismo ha già avuto la sua confutazione, i catari essendo i "puri" che predicavano in odio all’Incarnazione il vituperio della carne e dunque di ogni commercio col mondo. Cataro è perciò anche chiunque riferisce il peccato nella Chiesa, la cui espiazione prevista dal Padre Nostro è concessa proprio in virtù della sua santità, alla mondanità della Chiesa, che è invece pegno del suo essere apostolica e catholica (universale), “Mater et Magistra”, nonché Corpo mistico di Cristo e non invece Sua Anima mistica. Ildegarda di Bingen, santa e martello degli eretici, diviene così modello aureo del discorso del Papa non perché offre metodi innovativi contro gli usi e abusi del clero ma perché rinnova nel suo tempo l’eterna unica via, che è predicare “paenitentiam in remissionem peccatorum” (Lc 24, 47). La stessa via in cui insiste Benedetto XVI.

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