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Giocatori di bridge

9 Settembre 2010 alle 09:00

Interessante il botta e risposta fra l’Elefantino e Rino Formica. Gli affari di Berlusconi sono gli affari dell’Italia. Capisco il senso, per alcuni aspetti condivisibile, penso alla giustizia, pur tuttavia dissento. Il principio di reciprocità regola ogni aspetto della nostra vita, compresa quella politica. Se gli affari di Berlusconi sono gli affari di tutti, per reciprocità anche i nostri lo sono. Il caso Fini, la dice lunga. E’ anche vero, però, che il Berlusconi ter rinunciando da subito alle tanto decantate riforme, ha rotto il patto di reciprocità con i suoi elettori. Dice bene Formica quando afferma e contrappone, il passaggio dalla lotta di classe a quella di caste, perché questa è la realtà. I casi citabili a sostegno della tesi, sono infiniti. Non condivido la sua tesi su un futuribile ritorno della lotta di classe. Quest’ultima non rivendica solo condizioni migliori di lavoro bensì aderisce ad una visione del mondo (il sol dell’avvenir o faccetta nera) e attraverso quello agisce nelle fabbriche e nella società. Questa Weltanschauung manca del tutto, oggi, o è molto minoritaria. Detto questo non auspico il ritorno agli anni settanta, né tanto meno a conflitti di classe. Abbiamo già anche troppi guai per aggiungerne un altro. Resto convinto che tutto viene e sarà coagulato sempre più nel confronto nord-sud, dagli sbocchi imprevedibili. La società è in divenire continuo, e solo la ricerca dell’equilibrio la mantiene sana, perché poggia sul principio di reciprocità. Le caste, per loro natura, non possono ricercarlo che in modo orizzontale, mai verticale, unendo tutti i soggetti. Nel gioco degli interessi c’è sempre il convitato di pietra, il popolo, che diviene importante solo nelle tornate elettorali, poi ha il ruolo del morto, come a bridge.

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