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Fini, non lo sa, ma nessuno può sbrogliarli i suoi grovigli

9 Settembre 2010 alle 13:00

Nell'Editoriale di terza pagina, con razionale saggezza si indicano a Fini alcune incongruenze, eufemismo bonario, legate ai suoi comportamenti. Premettiamo, per capirci, che è ovvio come le richieste di dimissioni per colpe politiche, oltre che chiacchiere senza senso, la stupidità è ubiquitaria, sono un autogol per chi le avanza. Peggio per loro. Peggio però anche per Fini, se intende aggrapparsi alla disputa infantile della distinzione di chi è stato il primo a cominciare. Complicare le cose è pane quotidiano della politica italiana. In un paese normale sarebbe spontaneo e fuori da ogni discussione che fare un partito autonomo e distino da quello di cui sei stato il cofondatore, rende necessarie le dimissioni. Senza se e senza ma! Quindi se non si dimette non può fare il partito. Farlo nascere, affidarlo a Bocchino o chi per lui, rimanendo sullo scranno e da lì dirigerlo, è il massimo della sfrontatezza. Un minimo di buongusto sarebbe gradito. L’opposizione e neppure il Capo dello Stato, potrebbero accettare che un concorrente avesse doppi privilegi. Oppure spera, o gli hanno fatto credere che si può fare strame di ogni regola di correttezza istituzionale pur di uscire dall'ossessione esistenziale ed eliminare Berlusconi? Viene il sospetto che qualcuno possa averglielo sussurrato. Oppure è solo un cattivo pensiero? Certo, se tutti a sinistra avessero le idee chiare come quelle che Francesco Piccolo affida ad Annalena, beh! un barlume, una fioca fiammella di paese normale, sia pur lontano lontano, si potrebbe intravedere.

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