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Metafisica del décolleté

7 Settembre 2010 alle 17:30

E’ difficile per chi pensa all’universo in termini di “utilità” pensare alla bellezza in termini diversi dall’utilità. E’ difficile per costui scorgere la “via pulchritudinis” tra i sentieri della conoscenza, e percorrerla. E’ improbabile che costui possa mai aderire all’invito di sant’Agostino ad interrogare la bellezza: “Questa bellezza mutevole [del mondo] chi l’ha creata, se non la bellezza immutabile?”. E’ tanta la bruttezza che stiamo producendo, da quella artificiale dei chirurghi estetici a quella ingegneristica dei fabbricatori di città - cubo, a quella fondamentalista dei museificatori della natura come pure dei destrutturatori dell’arte, che la bellezza, meglio, la sua contraffazione utilitaristica, pare oramai debba avere cittadinanza solo nel dorato ghetto mediatico della subcultura che nutre le aspiranti starlette di turno ed i relativi pigmalioni. Per questo anche una lieve ma ammiccante galanteria nell’ introverso mondo dei premi letterari ha reso il povero Vespa meritevole dell’epiteto “vecchio bavoso”. Ma Vespa, poverino, non insegna astrofisica ad Oxford. Stephen Hawking, Lui si che avrebbe saputo cosa fare: non è stato interrogato sul punto ma sono sicuro che avrebbe detto che un bel décolleté, al Campiello, non serve. Non è utile. Non spiega.

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