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Lupus in fabula

3 Settembre 2010 alle 12:30

Il licantropo Stevanin si accuccia quieto ai piedi di un saio francescano, e subito esplode la bagarre mediatica sulla veracità del miracolo, samaritani e scettici subito si affrontano per accaparrarsi la testa del mostro come trofeo. Se il lupo abbia perso il pelo e guadagnato la parola oppure se voglia solo nascondersi sotto veste d'agnello non è questione afferrabile dalla vista corta e nervosa degli psichiatri, in questi casi tutti medici volanti come quello di Molière, né tantomeno dalla folla dei lettori di quotidiano. Il redivivo assassino chiede di uscire dalla sua cella carceraria per richiudersi in quella conventizia, il carcere e il convento sono rispettivamente la specie laica e quella clericale del locus di espiazione, e quindi di santificazione, parimenti prefigurazioni del Purgatorio, e l’abrogazione del diritto di asilo sotto la custodia della Chiesa è stata una rapina dello Stato risorgimentale al potere spirituale mai più restituita da alcuna caricatura di messia, né fascista né liberale. Con le moderne forche caudine della legge, che per eterogenesi dei fini si risolvono in indulto, Frà Cristoforo sarebbe stato un galeotto qualunque e quindi Renzo e Lucia prede delle trame dei potenti.

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