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Il sabba dell’amore

3 Settembre 2010 alle 18:00

Riflessione a freddo sulla visita del colonnello islamico. La realtà, oggi, è che non ci sono i numeri per difendere la cristianità. In un ipotetico assetto parlamentare della chiesa, la maggioranza degli “eletti” non ha alcuna intenzione di scontrarsi, sul piano teologico e della reciprocità, con l’Islam. Il presidente del consiglio, vorrebbe, ma non ha i numeri. Ha molti Fini intorno, troppi. Il popolo acclama i fautori del dialogo, che non esiste perché solipsistico, ma poco importa e nemmeno capisce. Per chi azzarda reazione la cura è sempre la stessa: un guerrafondaio, un non cristiano, un corpo estraneo al sabba dell’amore ad ogni costo. Una piccola digressione personale. Le persone che amo più incontrare sono gli atei. Non hanno timore di discutere e comprendono meglio i pericoli di tanti “fratelli” cristiani, con cui ho solo scontri. Chiusa parentesi. Rifletto quindi sui legami con la Libia. E’ vero, condivido chi, dopo le esternazioni di Gheddafi ha gridato allo scandalo. Tuttavia blocca le frontiere, fornisce petrolio, investe in un paese, che per legislazioni varie e giustizia, non attrae investimenti. Arginare l’invasione di musulmani, in particolare, è l’unica strada percorribile per evitare l’islamizzazione dell’Italia. Fossimo una nazione forte e unita, che non siamo, con i problemi cronici del sistema già risolti da un decennio, avremmo più anticorpi. La chiesa che è disinteressata a questi motivi “razzisti” non fa barriera, quindi altri anticorpi in meno. Allora plaudo a Berlusconi che senza tante storie tampona, frena e mitiga situazioni pericolose. Paga e paghiamo uno scotto che ha nome ridicolo, nei duetti istrionici con quell’icona pop di Gheddafi, ma è salvare il salvabile.

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