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Quell'unità da ritrovare (a tutti i costi?)

1 Settembre 2010 alle 10:00

(Galli della Loggia, Corriere della Sera del 29.8.2010) sunteggio: “tra i principali, o forse il principale ostacolo di qualunque possibile sviluppo del Mezzogiorno…[c’è] la paurosa, talvolta miserabile pochezza delle classi dirigenti politiche meridionali, specie locali, protagoniste di malgoverno e di sperperi inauditi, ma che continuano a stare al loro posto perché votate dai propri elettori… Un partito che oggi volesse avere una funzione davvero nazionale dovrebbe dunque partire da qui…le fondate ragioni del Sud… non sono presentabili all' opinione pubblica del Paese…fintanto che non le si strappa dalle mani di chi finora ha governato il Mezzogiorno…”. Non si è ben capito: il Mezzogiorno dovrebbe essere rappresentato da una classe politica allogena? O piuttosto: non è forse vero che le classi dirigenti meridionali sono pari pari espressione della società da cui provengono, in grado di condizionare qualunque partito, qualunque tipo di governo centrale e le sue politiche di bilancio? E che pertanto il problema è più complesso, così come lo sono le realtà derivate di cui prendere atto e le soluzioni da proporre? Non è che forse, senza una decisione, maggioritariamente impegnativa, di fare i conti con la contemporaneità e con la legalità, quelle società continueranno a sentirsi “diverse” dal resto del Paese e dall’Europa? A meno di non pensare quale “funzione nazionale” e quale elemento di unità all’equivalente di un “Tito” all’italiana...

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