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Nello sguardo del leader

1 Settembre 2010 alle 09:00

Nonostante il siglato patto di amicizia, nei servizi video mandati in onda sull’incontro tra Gheddafi e Berlusconi, i due leader ostentavano spesso mascelle tese, sguardo serio, attenzione minuziosa al cerimoniale. Nei loro sguardi non c’era solo impostata fierezza individuale, c’era molto di più, c’era la consapevolezza che per scrivere una pagina di storia e non di “inciucio” politico bisogna saper rischiare. E sulla scena, ci sono l’onore, il carisma, la forza ostentata e quella percepita. Gheddafi stringeva la mano di Berlusconi, lo abbracciava, ma il suo discorso è stato pieno di moniti, “minacce” celate, così come il suo ostentato, plateale e “comprato” proselitismo di 500 ragazze. Gheddafi non stava parlando solo all’occidente, Gheddafi parlava anche al suo popolo. Alla sua gente. Dall’altra parte, c’era un Berlusconi consapevole di aver scatenato un “inferno”di polemiche, ma che ha lasciato scorrere tutto sui video del mondo. Perché lui, la televisione la sa fare e sa, quando e come, un’informazione diventa un evento. E l’evento diventa sempre storia. Berlusconi è un “animale” politico, sa che il nostro Paese e se stesso, innanzi all’Europa, sono i possibili mediatori di tutta l’area Mediterranea. Scende a patti con Gheddafi e lo fa consapevole non solo che il political correct occidentale rischia di partorire un sempre più pericoloso distacco dalla realtà, ma anche per espandere il proprio prestigio personale in Europa, favorire gli scambi commerciali e gli interessi imprenditoriali tra il nostro Paese e la Libia. Riesce infine, e non è poco, anche a controllare i flussi migratori verso il nostro Paese.

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