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Il suicidio come amore (Per Crippa)

1 Settembre 2010 alle 11:00

Sintetizzo un passaggio fondamentale del suo articolo su Messori: “Non vi è spazio per la redenzione perciò non solo la teologia ma anche l’antropolgia dell’Islam è distante da quella Cristiana”. Perfetto. Noi ci stupiamo della shaaria, ma è conseguenza precisa di quanto riportato da Crippa. Non conoscendo la redenzione il mussulmano che sbaglia subisce la punizione adeguata e scritta nel Corano. Il taglio della mano, e tutto il resto, è attinente e conseguente al Corano. Il Corano stesso è dettato a Maometto, quindi difficilmente interpretabile alla luce di una Teologia, così come la intendiamo noi. Ernesto Olivero, conosciutissimo fondatore del Sermig, ha recentemente rilasciato questa testimonianza in un’intervista alla Stampa di Torino. “Se io le servo un thè o un caffè, lei pensa che sono gentile. Per un Mussulmano è invece indice di sottomissione”. Tacere sui Padovese, Santoro e tutte le altre stragi giornaliere di cristiani non è indice di buona volontà, è sottomissione (lo sottolineo) e viatico per altre uccisioni. Messori, Tettamanzi e tantissimi altri contribuiscono al suicidio del cristianesimo nei luoghi dove s’è insediato e anche qui da noi, perché deviano molte, troppe persone, anche in buona fede, che ritengono il dialogo unilaterale e la remissione necessaria, quando è una bomba ad orologeria che ci scoppierà fra le mani. E’ forse amore il suicidio? PS un plauso a Crippa!

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