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Impresa disperata, ma forse possibile.

31 Agosto 2010 alle 13:00

Ho apprezzato molto l'analisi del professore ("Maestro" in meridionalese) Galli della Loggia, pubblicata sulla prima pagina del "Corriere" del 29 agosto con il titolo: "Nord e Sud resteranno insieme? - Quell'unità da ritrovare". Però penso che sia un problema forse non risolvibile, visto che si fonda non su secoli, ma su millenni di quella mentalità criticata. Con un enorme e costante impegno, forse, si potrebbe riuscire a muovere qualcosa (se non sarà scoppiato tutto)tra diverse generazioni. Ma non dimentichiamo: 1) che Napoli era una città fiorente alla nascita del villaggio Roma; 2) che la Sicilia (come la Puglia) aveva un livello di civiltà (ellenica) molto elevato; 3) che neppure Mussolini, con l'opera del formidabile super prefetto Mori, è riuscito ad eliminare la mafia. Lo stesso giorno, nella pagina delle opinioni (41), è stato pubblicato il contributo di Giuseppe Galasso ("Nel Sud preunitario - Il brigantaggio scoperto due volte") che fa giustizia dei tanti luoghi comuni con cui i meridionali si vogliono giustificare, addebitando ai piemontesi (al Nord in generale) un'occupazione violenta ed uno sfruttamento senza quartiere. Mi permetto richiamare anche il fondo di Angelo Panebianco pubblicato sul "Corriere" del 10 luglio: "Vizi e pregiudizi contro lo sviluppo - Le tante bugie tra nord e sud". A scanso di equivoci: come (forse) Giuseppe Galasso, sono un meridionale capitato fortunosamente (vincitore di un concorso statale) in Lombardia più di 40 anni fa e vi sono rimasto volontariamente: se fossi tornato alla terra d'origine avrei fatto (con mia moglie e le tre figlie fino alla laurea) senz'altro una vita migliore, stanti i mezzi e la posizione sociale della mia famiglia. Ma le mie figlie, dopo? Proprio per questo posso parlare e dire che sono con Bossi (ed oltre).

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