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Barbara Spinelli, Rom e Sinti

30 Agosto 2010 alle 20:00

Non essendo azionista de La Stampa per poter dire la mia – come fa Passera di Banco Intesa sul Corsera – non mi rimane che chiedere ospitalità al Foglio, per dirgliene quattro alla 'plume' della domenica, Barbara Spinelli, che ieri ha pensato di impartirci una lezione di «igiene» per l’odio che intravede «sepolto nelle cantine degli animi» verso Rom e Sinti e risolvibile – a suo dire – dalle «istituzioni non maggioritarie di garanzia, in primo luogo le corti, nelle quali dovrebbero prevalere le ragioni della civiltà codificata proprio in quei diritti a cui le maggioranze sono meno sensibili». Tradotto prosaicamente: ci sono ragioni che il popolo non è in grado di capire e allora deve essere il potere illuminato a farglielo digerire. In fondo, aggiunge sempre la Spinelli «Tutti i diritti che concernono i diritti fondamentali parlano non di cittadini ma di persone o individui, e precedono la Costituzione stessa». Non sazia, si appella all’Unione Europea, ultimo e supremo baluardo per «uscire dalle gabbie etniche e restaurare autorità superiori a quelle degli Stati sovrani». È nel finale che esibisce tutto il suo delirio. Laica incallita, mangiapreti, che su aborto, eutanasia, matrimoni gay e staminali è lontana anni luce, scrive «Solo una protezione di natura universale può garantire le ‘legittime diversità umane’ cui ha accennato Benedetto XVI ….. Oggi i Rom hanno la protezione del Papa. Quella dell’Imperatore (della politica) è crudelmente latitante». E così, alla bisogna, getta nella mischia anche lui.

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