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Per chi suona la campana e a chi fischiano le orecchie.

29 Agosto 2010 alle 10:00

Nella lettera di Pier Luigi Bersani a Repubblica, tralasciando e lasciando ai marasmi estivi se un ipotetico nuovo Ulivo sia grande proposta politica o vecchio ammucchiatone stile ex Unione, più Api, più Udc, più finiani con Fini, più forze esterne (Montezemoliani?) e poi con chissà quale candidato premier da primarie o da ribaltone, una cosa va sottolineata in quanto è proprio lo stesso segretario del Pd a farlo. Ovvero, posto tra parentesi, salta all’occhio quel “( a cominciare da una nuova legge elettorale )”. Negli ultimi mesi la proposta di volere abbattere il porcellum, a volte sottotraccia e a volte come in questo caso bene in evidenza, è diventata una costante e nodo sempre centrale nelle dichiarazioni delle forze di opposizione. Considerando la profonda divisione su tale tema non solo tra i vari partiti del centrosinistra ma pure all’interno dello stesso Pd, analizzando in tale ottica i freddi numeri che parlano di una quasi sicura mancanza di maggioranza al senato anche qualora Fli decidesse di estremizzare lo strappo, resta da capire il perché di questa unanime invocazione alla santa e salvifica riforma elettorale come imprescindibile cardine prima delle prossime politiche; ormai addirittura assai più urgente dell’annoso conflitto di interessi. Si può supporre con malizia che questa sbandierata emergenza sia l’unico appiglio che Bersani e soci sono in grado di fornire al Capo dello Stato qualora Napolitano debba cercare quell'opportunità costituzionale per non sciogliere le camere ed avallare un ribaltone?

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