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Quote rosa/ 2

27 Agosto 2010 alle 15:58

Sono stato in vacanza, rientrato ho curiosato bramosamente in HPC. Vedo che è stato riaperto il discorso relativo alle quote rosa. Da una parte sostenitori e sostenitrici del “vagina ergo sum” che sostengono che per il semplice fatto di esistere ho diritto a metà esatta dell’universo: anzi ad almeno metà esatta perché se la mia quota supererà il 50% sarà per mio merito perciò andrà bene così. Dall’altra parte le sostenitrici della dignità autosufficiente della donna che rifiutano di essere trattate come specie protetta. Hanno ragione entrambi. La donna non deve essere ridotta alla stregua del paradigmatico panda però è da idealisti rifiutarsi di vedere che gli uomini, che sono gli attuali detentori del potere, lo usano arrogantemente per impedire alle donne di conquistare la loro parte. Si potrà dire che dall’alba del mondo chi vuole il potere deve conquistarlo: infatti migliaia di anni di guerre sono il patrimonio culturale che tramandiamo ai nostri figli. Però se si può raggiungere un obiettivo senza spargimento di sangue è stupido non approfittarne. Basta una legge, a costo zero, che preveda l’obbligo per i partiti di candidare uomini e donne in base alla percentuale di uomini e donne iscritti al partito. In altre parole, chi si impegna a fare politica deve avere le stesse possibilità di tutti gli altri. Chi non si impegna non rompa. Naturalmente, visto che l’intelligenza non è distribuita col bilancino, si potrà prevedere un più o meno 10%. Questa legge non prevede quote minime né per gli uomini né per le donne, non offende nessuno e tutela tutti. Penso sarebbe ora che qualcuno la proponesse e credo fermamente che questa legge italiana potrebbe essere copiata da molte altre nazioni. Altro che “la Svezia, lì sì che c’è democrazia”. Vi ho passato le ferie, si respira matriarcato e la sua irreversibilità. Sono misogino? Può darsi, ma mica pirla.

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