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La Gerusalemme liberanda/ 3

26 Agosto 2010 alle 09:30

La retorica tradisce la realtà, le parole sono usate per nascondere le cose, e appaiono così ironiche a chi le cose le conosce: siamo alla morte demografica ma inneggiamo ai contraccettivi, siamo invasi ma predichiamo contro i mali delle crociate. Non è il rancore ma lo sconforto a riempire il cuore di fronte agli ambagi di taluni monsignori in strenua difesa dei rom. La parabola della Samaritana parla anche di costoro: il sacerdote passa e vede l'uomo battuto dai briganti ma preferisce non oltrepassare le prerogative del suo ruolo, dunque piuttosto oltrepassa il malcapitato. Così fanno anche quei chierici odierni che per debolezza di dottrina congiunta a una propria ideologia deontologica si prestano all'apologia virulenta d'ogni categoria sociale su cui cade la spada della legge e invece chiosano debolmente su coloro che sovente incappano nella mannaia dei malvagi. Malvagio non è il boia, nè chi lo arma (cioè lo Stato), bensì chiunque lo costituisce necessario come extrema ratio contro il proprio impulso dissolutore. Come la scomunica si applica nella Chiesa per eliminare gli scandali, cioè le eresie, dalla comunione col Corpo mistico di Cristo per la salvezza dello scandalizzante e per la difesa dei piccoli scandalizzabili, così è diritto delle nazioni espellere dal proprio territorio le genti ritenute nocive per l’integrità del corpo politico; anche lo ius soli che è vigente in Francia, e che pure contrasta per decadenza con la tradizione del diritto occidentale, prevede che per acquisire la cittadinanza quantomeno si nasca sul suolo nazionale, non che ci si accampi a bivaccare. Ma lo specchio dell’ideologia rovescia sempre la realtà e fa apparire che a mancare di carità siano coloro che applicano la giustizia, e non piuttosto coloro che ne invocano l’obliterazione.

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