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L'Italia del 1960?

26 Agosto 2010 alle 19:30

Si tenga forte, Tremonti, cresceva del 8,3%, e dopo un disastro immane quale la guerra tradita e perduta(si partiva da 0). Ben detto, dottor Severgnini (lei contava 4 anni), io contavo cinquant’anni in meno, ma sapevo lamentarmi della mia FIAT 1100 che consumava autobotti di benzina, pagati alla pompa lire 100 al litro. Ero laureato già da 10 anni e la 100 lire in tasca non mi mancava (ma ero uno della casta, non fa testo). Tutto il mondo galoppava verso il consumismo, quello stesso che poi ci ha portati nel 2008 al disastro globalizzato. Noi Nazioni dell’Europa industrializzata vivevamo a spese del “Terzo Mondo”, quello di altri continenti e della stessa Europa dell'Est comunista e scalcinata. Però non è corretto incolpare Giulio di una recessione mondiale che colpisce l’Occidente industrializzato come se fosse un’incapacità del ministro quella di far crescere l’economia oltre lo scartamento ridotto. Altri popoli si sono affacciati nell’arengo e si ciacola ad armi pari: vasi comunicanti siamo, non c’è più + più, e meno – meno. La farfalla che sbatte le ali in Amazzonia, determina un tornado in Val di Brenta. Così va oggi il mondo: globalizzato. Tremonti può poco, pochissimo. Se le piace la retorica però, anche Tremonti fa brodo, ma non è così. Anche per i governi vale lo stesso ragionamento. Quella generazione era ancora quella residuata del Duce, di D’Annunzio, di Gentile: dopo? ... la morte e il nulla.

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