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Il mito dell'eterno presente

24 Agosto 2010 alle 14:30

L’attuale generazione di ventenni, secondo gli “esperti” consultati dal New York Magazine, costituisce una generazione che rimanda ogni decisione, che ha una avversione per i rischi, che non ha l’ansia del matrimonio perché vive in una società abbondantemente aperta al sesso prematrimoniale, alla coabitazione ed ai contraccettivi, che rimanda la paternità/maternità privilegiando la carriera e confidando sugli sviluppi della tecnologia riproduttiva… insomma: un “limbo dell’eterna giovinezza”. Senza scomodare Jensen Arnett né altri illustri psicologi, mi chiedo che cosa mai differenzi questa generazione da quella dei genitori: nessuna visione del mondo, nessuna finalità condivisa, nessuna responsabilità conseguente. Chi ha rinunciato ad educare a valori ultimi che trascendano la mera sopravvivenza - seppure la più comoda possibile - necessariamente tende a somigliare al frutto generazionale di tale colpevole omissione. Come a dire: si è passati dal conflitto tra generazioni alla totale omologazione tra padri e figli. Per i figli sarà pure un “limbo”; per i padri, quello dell’eterna giovinezza, è e resterà un “mito”. Per tutti, è il suicidio annunciato di un mondo che avendo rinunciato a trasmettere alcunchè al futuro, vive in un eterno presente

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