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Sorprendersi? Indignarsi? Ma facciamola finita!

16 Agosto 2010 alle 16:00

Le reazioni, scontate, prevedibili alle parole del Presidente Napolitano, non potendosi pensare a dabbenaggine, sono la conseguenza di una mossa premeditata. Avrebbe dovuto essere la chiarezza del pensiero e non il ricorso trito e abusato a rigide formule costituzionali, che tutti gli addetti ai lavori conoscono benissimo e che lasciano indifferente la saggezza dell'opinione pubblica non schierata, a caratterizzare le parole del Presidente e, insieme alla chiarezza sarebbe stato necessario non trascurare il valore simbolico del modo e del mezzo con cui si è scelto di comunicare. Pretendere che, nella prassi politica italiana, dove per antica deleteria consuetudine si spaccano le virgole in otto, non lo si notasse, con soddisfazione o irritazione, secondo la parte, è esercizio di suprema supponenza e arroganza. Lo spiego con le parole di Gramsci: "Tutto ciò che giova alla causa del partito, è bene, tutto ciò che può apparire bene, ma non giova alla causa è da considerare male" Quando riusciremo a liberarci da questo manicheismo del pensiero, allora e, solo allora, saremo maturi per quella convivenza civile, che è il primo mattone, il vero autentico humus della democrazia. Vale per tutti, ma ne sono maggiormente sudditi i soggetti con un passato vissuto ideologicamente. Tre esempi su tutti: Napolitano, Schifani, Fini. Tre passati diversi, molto lontani fra loro che non riescono, senza neppure esserne pienamente consapevoli, a svincolarsi dai rispettivi retrogusti.

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