cerca

Meglio morire leghista e berlusconiano che sotto le insegne del rosso e del nero

16 Agosto 2010 alle 18:00

Le parole consegnate all'Unità dal presidente della Repubblica inquietano davvero, anche se non indignano. La motivazione del perché non indignano a me sembra persino ovvia. Come può Napolitano lasciare che l'onda lunga di una elezione vinta nel 2010 porti Berlusconi al Colle senza, che lui che lo "abita" oggi non dia un segnale preciso di "resistenza" all'Italia che l'ultraottantenne combattente rappresenta e che lo ha voluto al Quirinale per incarnarla? L'inquietudine nasce da un'altra prospettiva. Se l'Italia che vuole Berlusconi concludere la sua avventura politica al Colle rappresenta la maggioranza, chi e' che puo' opporsi a questa prospettiva senza affondare il coltello della "democrazia incompiuta" nel corpo del paese? Non è più una questione politica. E' una questione storica. Se il presidente, erede della resistenza e di una ideologia che, senza dire che è stata sconfitta dalla storia, è ormai solo storia, e la terza carica dello Stato che ha le radici esattamente nel suo opposto storico - che per molta parte della storiografia oggi non e' altro che il rovescio dlela stessa medaglia - affondano le loro radici politiche nel 1946, è legittimo chiedere che è ora che 64 anni dopo, queste radici mettano dei rami differenti? Se uno degli atti di costituzione di fare Futuro è stato il recupero nel 2009 della mitologia resistenziale, e' possibile dire che Bossi e Berlusconi di queste operazioni non ne hanno affatto bisogno perche' appartengono ormai a un altro mondo, che al rosso e al nero non hanno ma appartenuto e l'hanno messo tra parentesi, per occuparsi, pragmaticamente, di cose molto più urgenti? Di quanto tempo avrà bisogno ancora l'Italia per liberarsi del fardello dell'Italia che fu?

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi