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Storia di un delirio annunciato e delle elezioni più inutili della storia

13 Agosto 2010 alle 20:00

Grazie alla frescura agostana dovuta alla consueta razione di pioggerella e apprestandomi alle agognate ferie che saranno, spero, almeno non gelide e tempestose, mi interrogo un’ultima volta sulla soap-opera politica di casa nostra. (Parte I - Dove iniziò il delirio) L’uomo stava benone poi d’improvviso dovette ricoverarsi in day hospital per una minuscola ciste. Si scopre che non basta asportarla bensì occorrono ecografie e scintigrafie e tomografie assiali computerizzate e via una trafila di esami controlli diagnosi esiti giusti poi errati analisi controanalisi. Adesso è in fin di vita, ma caspita era una ciste. Solo una ciste. Un Follini qualsiasi. (Parte II – Dove il delirio finì) Non che il problema dello stallo politico nel quale siamo impaludati sia solo una questione di giganti e nanerottoli, però essere big man aiuta e SB non lo è stato. Ma alla domandina esilarante di Marcenaro che si risponde? Fini sa di tappo o no? Si dimostrerà un grande, insomma? Ne ha l’occasione finalmente. Non verrà fuori a settembre con le solite menate mortifere eutanasiche? O con storielle amene di equiparazione dei diritti dei gay? Suvvia … per chi ci prende? Ci aspettiamo almeno roba forte, da duri. (Parte III – Dove il delirio continuò) Dunque, riassumendo: l’alternativa a continuare a non fare le riforme o “farle per modo di dire” (superlativo Michele Boldrin oggi sul quotidiano) è andare alle elezioni, far rivincere SB (sai che novità), anzi (come prima, più di prima) la Lega, per poi continuare a non fare le riforme o “farle per modo di dire”. A forza di ripeterle con lo stesso esito andremo in loop.

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