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Pretese fiscali e pretese sindacali, Bizzarrìe italiche.

13 Agosto 2010 alle 11:30

Chi non è incentivato a produrre ricchezza dall’iperbolica rapacità della fiscalità nostrana o rinuncia a produrla o, potendo, ne trasferisce altrove le leve (i più “audaci”, cercheranno, invece, di occultarla in ogni modo, abbassandosi così al rango di reietti nemici del popolo ed immorali interpreti del peggior capitalismo antisolidale). Il risultato è che la ricchezza diminuisce e neppure il saccheggio fiscale italico sarebbe più sufficiente, chessò, a pagare gli stipendi dei lavoratori della Tirrenia, più alti di quelli dei marittimi delle compagnie concorrenti mediamente del 25%. Non per niente l’azienda è stata dichiarata insolvente: i bizzarri sindacati di questo bizzarro paese che è l’Italia non potranno fare a meno di ridiscutere i livelli retributivi, ma già hanno posto una condizione: ferma opposizione ad ogni forma di privatizzazione/salvataggio che osasse separare gli asset di una Compagnia che si è conquistata le sue tratte pregiate nel “mercato” del trasporto marittimo per la proverbiale qualità ed affidabilità dei servizi che tutti i cittadini ben conoscono; per la indiscussa competenza di un management di indubbia selezione meritocratica e per la dedizione e moderazione sindacale che connota la eccellenza professionale dei suoi 4.000 dipendenti. I quali ancora si interrogano su come tutto questo sia potuto accadere. Colpa degli evasori. Ovvio.

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