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I delusi di Maranello

13 Agosto 2010 alle 21:00

Secondo Cesare (quello dei tempi dell’Avvocato), per toglierselo di torno lo mandavano alla “Campari”, fra liquori e sciroppi ad alta gradazione. S’edulcorava così l’ambizione del Luca sempre smanioso d’essere più di quello che era. Era un cultore del “sein” ma non del “sollen”, cosa difficile da conseguirsi per qualsiasi cultore delle “Poltrone”. Molte poltrone han seduto l’auguste cluni, gravate dal peso di cotanto homo sempre sul chi va là per molte pugnette. Sul calar del sole le ombre s’allungano anche se a far ombra non è un unto del Signore. Si esibisce con grande nonchalance, col ciuffo negletto, in una “critica della ragion pratica” del governo e bastona il Cavaliere correo del tradimento patito da premier dell’Italia intera. Quasi che il traditore fosse Berlusconi e non il “Cesare” tradito che spesso viene anche pugnalato. Questa è la lezione della storia, non è Berlusconi che congiura, Berlusconi è il principe che vorrebbero pugnalare. È lunga la storia, viene da lontano la congiura, come quella dei Pazzi di Firenze. Come fa il tradito a prevedere il tradimento? Se fosse possibile prevederlo, ci sarebbe più il tradimento? Però l’uomo di Maranello, esaltato dagli scarichi dei bolidi che vincevano con Schumacher, è ancora tutto euforico e crede di poter fare il drago di Palazzo Chigi per colleganza liceale con quello di Palazzo Koch che lo sosterrebbe per sodale amistà. Insomma, molta delusione nei piani alti dei Parioli. “Scendo… o non scendo”. È questo il problema. “Something is rotten in the state of Denmark”.

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