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Mozione di Settembre/ 3

11 Agosto 2010 alle 11:34

Si fa sera, anche nel panorama politico della nostra Italia: luce! La democrazia ha un solo grande sistema per far luce: votare! Andremo al voto e ciascuno aggiungerà il suo sì al coro di coloro che nella politica del nostro Partito hanno creduto; confermerà con il suo sì il nostro fermo desiderio di voler restare al servizio dell’Italia, della sua gente (non quella dileggiata da Dino Risi), di quei moltissimi che nella dedizione al Paese hanno creduto e credono. So di non essere un missionario (forse Franceschini lo crederà per il nome), so che il potere esercita le sue malizie nei confronti di coloro che lo cercano per ambizioni carrieristiche: non è il mio caso. Potrei vivere spensierato contornato dagli agi e dai piaceri della vita in quelle località rinomate dell’Italia che tante ne offre agli stranieri che le ricercano. Ho come ambizione certa quella di rendere questo Paese più libero, più sicuro, più degno della stima del mondo. Non è impresa facile: ve ne sarete accorti. In questi anni ho tentato con tutte le mie forze di vincere le avversità coalizzate contro di noi, decenni di croste stratificate si oppongono alla nostra disincrostazione liberalizzatrice. Interessi consistenti, abbarbicati come patelle allo scoglio, succhiano la linfa delle fatiche di milioni di cittadini costretti dalla sorte a subire l’ostinazione di questi parassiti. Scrollarci dobbiamo da costoro e per farlo occorre che tutti si sia d’accordo sulla necessità di lottare insieme. Uniti! Uniti! Uniti! Non abbiamo bisogno di monaci a tempo perso, dal pulpito tutti sappiamo predicar bene: per razzolar male. Non c’è da nascondersi dietro a presunti “conflitti d’interessi” che inficerebbero la mia azione di governo. Se l’essere padrone di Tv, al servizio del Paese, dell’informazione (libera, liberissima ma non oltraggiosa), dello spettacolo, nato e cresciuto in Italia per la mia audacia di imprenditore; se l’essere editore, imprenditore e non tiranno, può costituire il pretesto per impedire alla mia volontà di esercitarsi nei confronti degli abusi praticati ad ogni livello dalle CASTE corporative; se mi si accusa di essere un maschio vigoroso ancora alla mia età, solo per dileggiare le compagnie che capitano fra le mie braccia (prezzolate forse per spiare la mia virilità), non credo che tanto possa suffragare il diritto di coloro che nella mia azione di uomo libero non potrebbe godersi le sue fisiologiche divagazioni. L’Italia vive un momento difficile della storia del mondo, la riforma strutturale dello Stato, da Stato Unitario a Stato Federale è in corso d’opera. A qualcuno questo federalismo non piace, e non per sentimentalismi patriottici, federalista era già Carlo Cattaneo. In Italia il federalismo fu sostenuto o combattuto durante il periodo del Risorgimento. Si vide infatti nel federalismo una via di soluzione per il problema dell'indipendenza e unità nazionale, in alternativa e in contrasto con il programma mazziniano, repubblicano unitario. Così Gioberti nel Primato morale e civile degli Italiani proponeva una lega federale degli Stati italiani presieduta dal pontefice; mentre Cesare Balbo nelle “Speranze d'Italia”, sosteneva l'opportunità di mettere a capo della lega il sovrano sabaudo. Tutte ipotesi legittime lasciate abortire negligentemente. A tale programma federalista moderato si opponeva quello democratico e repubblicano di Cattaneo. Questo, intendeva anche più originalmente il federalismo come una “teorica della libertà”, nel senso che solo in uno Stato federale, rispettoso delle autonomie e peculiarità locali e della vita di un pluralismo di comunità, si potevano avere un'effettiva divisione del potere e una concreta partecipazione democratica del cittadino alla vita pubblica. Non intendo impartirvi una lezione di federalismo costituzionale, voglio dirvi soltanto che il problema è stato attentamente studiato e mi sembra che il federalismo sia la soluzione migliore per risolvere le borboniche discrasie del nostro Paese. Certo, siamo uomini, con le nostre miserie e le nostre debolezze, ma non è che queste miserie non appartengano anche agli uomini che dall’opposizione si scagliano contro Berlusconi per lordarne il nome. Non vorrei che il linguaggio scurrile e violento di costoro sollecitasse la coscienza di qualche esaltato tanto da indurlo ad ammazzarmi: Dio non voglia! Purtroppo è già accaduto, a Milano, qualche mese fa. Ricordate? La Bindi addirittura, intelligentemente, aveva capito tutto: mi derise dicendo che me l’ero voluta. Lasciamo correre queste piccole miserie dell’opposizione, pensiamo che la vita economica è ormai esposta agli influssi benefici e malefici della globalizzazione. Vasi comunicanti è diventato il mondo, non può esserci dislivello di sorta nell’equilibrio dell’economia. La FIAT produce e vende se il mercato ha la capacità di assorbire la produzione. Non ci sono stimoli che possano costringere il mercato a fare quello che non può. Eugenio Scalfari, anni fa, in un suo artico domenicale scrisse: il cavallo non vuole bere! E’ l’accordo mondiale che deve regolamentare produzione e diritti dei lavoratori, diritti dell’uomo che, in questa società sconvolta dagli elementi avversi – brucia la Russia (il costo del grano aumenterà), è allagata l’India, è allagata la Cina – anche qui da noi non è che le cose vadano meglio che altrove. Uniti! Uniti! Uniti! Per il bene di tutti. Che Dio v’illumini nella scelta che farete. W L’ITALIA!

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