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Fini alla lente di S. Tommaso

10 Agosto 2010 alle 10:30

Procedendo tomisticamente si potrebbe così porre la questione: le cariche istituzionali mantengono la loro legittimità se viene meno la maggioranza dei voti che l'ha espressa? A prima vista sembrerebbe di sì, per il fatto che le cariche istituzionali sono al di sopra della lotta politica e quindi comprendono non la parte ma l'intero e sussistono fino a quando esso non si rinnovi. Inoltre le cariche istituzionali sono rappresentative e non attive, svolgono il loro ruolo tanto più autorevolmente quanto più lasciano all'insieme libertà di movimento, sono -come diceva Flaubert dell'artista- ovunque presenti e in nessun luogo visibili, si rendono presenti firmando in calce. L'elezione dei presidenti di assemblea è un sacramento civile, una volta rato è per sempre dato, come per il matrimonio religioso, sussiste anche in caso di discordia tra i coniugi. Scendendo nella lotta politica le cariche istituzionali divengono rappresentative di maggioranze, con le quali simul stabunt et simul cadent. Il sacramento civile è improponibile in una democrazia laica; se i coniugi possono divorziare ad libitum e negare quello che una volta hanno consensualmente promesso, non si comprende perché chi occupa una carica condominiale debba conservarla anche se la maggioranza dei condomini lo sfiducia. Chiunque usurpa una autorità costituzionale per fini non previsti dalla stessa Costituzione, cioè a fini di potere, compie un colpo di Stato. Quindi Fini deve essere indotto a dimettersi, quando si cessa di essere arbitro e si parteggia si accetta il destino di chi vince e di chi perde, Fini in questa circostanza è il perdente.

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