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Figure archetipiche

7 Agosto 2010 alle 16:00

Ciarlataneria. Dir si potrebbe: menar per vero qualcosa di non dato. Perdonino, Lor Signori, siffatto arcaico stile, ma il ciarlatano fortemente si dà, al mio pensar, siccome figura di luminosissimo e profondissimo sentir (“personal Pantheon”, qualcun direbbe) di tempi trapassati ormai, settecenteschi forse, sinanco medievali. Ma che vedo? Le cronache d’oggi riportano ancor, con gran risalto, di qualcun che, losco, vuol spacciar per molto vero ciò che sol nella sua mente esiste (ma non nel cuor, come invano cerca ei di farci ber). Parla, quel, di due chimere che pel popolo sono, nel suo dir, come della tabaccaia i generosi seni, che cibo danno e sicurtà al fanciullo, di dolci ormoni inebriato, ma che capir ancor non può ciò che meglio sia per sé. “Grande Centro” detta è la prima e “Area di responsabilità istituzionale” chiamata è l’altra. Che siano costui par certo. Ché siano più arduo gli è, per il vero, lo spiegar. Ma a dirne s’affanna, ed a ridirne. E la gente accorsa in piazza lo rimira. Bello, di lui dice, e quanto ben si pone! Della calma di Zeus par circonfuso. Un gran signore certo è. Par strano, però, quel ch’ei sostiene: che tutti noi forte vogliamo del “Grande Centro” fare parte, senza che ciò noto ci sia. Bhò, par quasi una magia. E quest’altra, poi, ch’ei dice. Che al sicuro lui ci pone da quel Principe sovrano che il programma tenta appieno con i suoi di rispettar. Accadimenti d’oggi. “Impedimenti e dirimenti” di ier l’altro. Alambiccare d’alchimista d’ancor prima. Ed ai primordi, danzar di stregoni. Come meglio ciò indicare? Perfetto è ciò che or mi sovviene! Provar potrei con "Democristianerie".

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