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L'equivoca liberalità

5 Agosto 2010 alle 15:12

Le farneticazioni di Antonio Di Pietro, estroso e bucolico oppositore di Silvio Berlusconi e del suo governo (sfruculea i finiani e scopre che anche “fare il palo” è complicità – correo?), sono da Repubblica messicana, da Benito Juàrez, rivoluzionario e pistolero della Sierra Madre eroe della liberazione del Messico, fucilatore dell’arciduca Massimiliano d’Asburgo. Casini, da par suo, per magnificare la sua adamantina fedeltà alle Istituzioni, sgama gli ambasciatori che portavano doni” (dona ferentes) per concupirlo alla maggioranza: una farsa. Sembra che l’onestà dei parlamentari rifulga soltanto rifiutando i doni berlusconiani tesi a corrompere l’onestà politica dell’idealismo: una vanità plebea. La Malfa si esalta e confabula poscia coll’Italo Bocchino in sommessa deferenza: disgustante. Il dott. Della Vedova, alfiere di più bandiere (dai radicali alla Lega Nord – eletto al Parlamento Padano – al PdL), liberale conclamato, antifascista d’oro zecchino, si astiene nella mozione di sfiducia contro Caliendo voluta dal Di Pietro, dando una manifestazione orrenda della sua liberalità: teatrante. Sono le diciotto e dieci, l’opposizione si spella le mani ad applaudire Dario Franceschini (concitato) che gliel’ha cantate di cotte e di crude a quel bell’imbusto di Berlusconi: una pochade! Parla Fabrizio, inevitabile, un peana berlusconiano: un trionfo! (Berlusconi acclamato dall’emiciclo si alza e ringrazia visibilmente soddisfatto). Si vota, l’ineffabile, indeglutibile Fini, apre la votazione: la mozione Di Pietro, Pd, viene respinta. Tanto rumor per nulla: funerali rinviati sine die.

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