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Confessiones (dell'ultima ora)

2 Agosto 2010 alle 15:30

Siamo al forse, cioè siamo a quella fase clou dello scontro fra Fini Gianfranco e Berlusconi Silvio che da mesi turba la maggioranza degli italiani. Lo scilinguagnolo dell’uomo che insidia Berlusconi è fluido – da azzeccagarbugli avrebbe avuto una splendida carriera – mischia sacro e profano con grande abilità e la platea non se ne avvede. Confonde le carte in tavola e da abile croupier bara. Mentre esalta la Patria, “casa dei padri”, contesta il Leghismo che della Patria ha un’idea eterodossa; e mentre è la Patria che affascina l’uditorio, lusinga il cuore di quegli extracomunitari nati in Italia che della patria italiana farebbero volentieri un grande falò. Una mescolanza di sentimenti antitetici che lo stesso Nicolas Sarkozy, presidente della Repubblica Francese, si accinge a riformare revocando la cittadinanza a quei giovani francesizzati suggestionati dall’ideologia islamica. Il nostro Fini, con il suo linguaggio biforcuto e raffinato, riconosce la leadership del Cavaliere (applausi della platea), e lo malmena soltanto nel momento che, trattando di economia e di disoccupazione giovanile, accusa la globalizzazione capitalistica di disordinato egoismo (marxismo di risulta). In un pot-pourrì di belle parole, di frasi alate che suggestionano il popolino, le spara tutte, raccoglie gli applausi e nessuno s’avvede d’avere a che fare con un trasformista che per decenni ha mentito agli elettori prima di gettare alle ortiche l’orbace che indossava. Non sarà facile per Berlusconi liberarsi di questa sanguetta parassita dell’ideale, l’individuo è dotato di fascinose capacità, non sarà mai un generoso da cui aspettarsi un gesto altruistico, l’interesse personale governa la sua famelica ambizione: solo un colpo di DDT (elezioni anticipate) potrà annichilire la mignatta.

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