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A Fini, non credo

30 Luglio 2010 alle 08:30

La conta che presumibilmente è avvenuta ha dato responso negativo per il presidente della camera. Ma questo si sapeva. L’esternazione di Bossi, possiamo fare a meno di Fini, quando si è sempre ufficialmente tenuto fuori dei problemi dell’alleato, unita a quella di Verdini, altrettanto esplicita sul compagno (di partito) Fini era un out out. Uno che fa dire ai suoi uomini “noi non ci facciamo sbattere fuori”, “noi non ce ne andremo”, pensando che la convenienza è nel non rischiare il ribaltone, poi vuole la pace, non è credibile. La resa dei conti è solo rimandata. A me non piace il DDL sulle intercettazioni, si responsabilizza il giudice e se ci sono fughe di notizie si licenzia; fare altro è il compromesso anomalo, che genera anomalie all’infinito. Non per questo sono Finiano. Vuole un partito strutturato, che c’è di male, Berlusconi non è eterno. Non per questo sono Finiano. Fini ha recato troppi danni e la sua immagine nell’elettorato di centro-destra è compromessa per sempre, e lui lo ha capito. Una tregua rafforza il presidente della camera che continuerebbe ad essere quello che è: il tessitore di trame nell’ombra per poi colpire a sorpresa come un talebano della politica, come ha fatto adesso. La cifra del suo inganno è quando parla degli impegni assunti con gli elettori. Prima non lo sapeva? La realtà è che se ne frega, altrimenti avrebbe agito in altro modo. Ha fatto perdere tempo ad un paese che ha decine di problemi irrisolti e che si è sorbito i suoi per un vezzo di visibilità personale. “Ma ci facci un piacere” e ci risparmi le sue false lacrime di coccodrillo. A Fini, non credo.

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