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Senso civico

29 Luglio 2010 alle 12:05

Sono seduto ai tavoli all’aperto di una trattoria di Cabella, piccolo paesino della val Borbera. Alla mia destra un tavolo con due giovani signore, di fronte a me un tavolo con due uomini sulla cinquantina, parlano di mostre d’atre orientale e sulla tovaglia poggiato in bella vista Repubblica. Ad un certo punto le giovani donne se ne vanno e poco dopo uno dei due uomini scoppia in una risata e spiega al suo compagno di tavolo che “facendo manovra con la macchina ne ha seccate due” e giù a ridere “roba da matti, per uscire dal parcheggio ne ha centrate in pieno due, ma quella non sa guidare” e continua a ridere mentre la vetturetta delle due donne fa il giro della piazza e lentamente, ripassando davanti alla trattoria, si avvia per la sua strada. Io non sono uno che può parlare i senso civico, di solidarietà, di partecipazione, di impegno sociale e di tante altre belle cose di cui possono disquisire il lettori di Repubblica, figuriamoci, io sono uno screditato berlusconiano, però, fossi stato al posto di quel signore e avessi assistito alla scena, mi sarei alzato, avrei preso, con tutta tranquillità, il numero della targa dell’investitrice e avrei messo un biglietto sul parabrezza delle due macchine ammaccate con segnato il mio numero di telefono e la mia disponibilità a testimoniare l’accaduto. Anche se testimoniare può essere seccante e portar via tempo prezioso a dotte riflessioni escatologiche. Già, ma io non sono uno che predica su come cambiare il mondo, su come moralizzare la vita pubblica, su come ridefinire i massimi sistemi e su come educare le future generazioni: io sono solo un povero cittadino incolto, mi credo una persona per bene, penso di dover fare la mia parte e, quando è il momento, voto Berlusconi. Roba da arrossire di vergogna. O no?

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