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Hieros Gamos (per Sofri)

26 Luglio 2010 alle 19:00

L’intricato gioco fra classe dirigente (poco pia) ed elettore (anch’esso non tanto pio) nella reciprocità delle manchevolezze trova il suo equilibrio. Per l’elettore, una via d’uscita e una scusante per ciò che è. Bene (e male) che tanto bene non è. Insomma secondo Sofri il rapporto fra potere e popolo si risolve in una sorta di “sindrome di Stoccolma”; ipotesi suggestiva e niente affatto peregrina. L’impossibile rimozione del male costringe, dopo aver superato gli anta, prima ci crediamo immortali, a valutare la realtà con altri occhi. Più indulgenti ma anche con meno ismi. Nel caso di persone carismatiche, uno a caso, Berlusconi, il rapporto cambia e tende a relegare in un limbo ciò che è e ciò che siamo. Si instaura uno “Hieros gamos” fra il carismatico e il suo popolo. Questo genera odio in chi non convola a nozze e un amore viscerale in chi li ha fatte. L’identità fra realtà e annuncio tende a diminuire quando inizia l’inevitabile fase discendente. Il carismatico diviene l’uomo qualunque perché ha tradito la proiezione di molti, mentre altri vivranno l’evento come il crollo di un sogno. Non è un caso che il logoramento resta l’unica arma di chi vuole liberarsi del Leader maximo, perché crea gli spazi per dimostrare la distanza fra realizzazione e promessa. Fini agisce in questo modo e con un certo successo, almeno finora.

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