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Il caso FIAT

23 Luglio 2010 alle 20:20

Una cosa subito va detta con chiarezza alla base di queste scelte ci sono problemi di produttività (vedi la Polonia)e di costi della manodopera (vedi la Serbia) ma non solo, il fallimento della trattativa per l'OPEL l'anno scorso sicuramente ha ridotto le potenzialità sul mercato europeo lasciando che i costi fissi con l'attuale livello di market share siano insostenibili. I sindacati come la FIOM che non comprendono l'attuale situazione economica. Certo il piano FIAT prevedeva qualche sacrificio, ma in Germania per mantenere l'occupazione o hanno aumentato gli orari di lavoro senza incrementare i salari già alti, o hanno ridotto i salari. In Italia si pensa ancora che la FIAT sarà sempre obbligata a produrre in Italia, e forse lo era finché pagava i costi lo Stato che per fortuna ha interrotto questi finanziamenti, e quindi sembrano non accorgersi che il rischio e' la perdita del posto di lavoro. Certo i diritti fondamentali vanno difesi e forse da parte di FIAT c'è un tono un po’ arrogante che sfrutta l'attuale situazione economica, ma ci sono anche reali problemi di produttività. Un secondo punto riguarda l'indotto, ma qui il vero problema è che non si è mai consentito di istallare in ITALIA impianti industriali di marche straniere che aprissero alla concorrenza anche il settore dell'indotto e la FIAT stessa. Ricordiamoci su tutto il caso ALFA ROMEO. Marchionne, evidentemente ha già deciso di trasformare la FIAT in un industria nord americana e non più italiana. Certo è che, siano italiani, polacchi o serbi, a beneficiare del posto di lavoro sono sempre persone e famiglie, è un po’ anacronistico pensare che debbano lavorare solo gli italiani, ma è anche vero che in Italia non ci sono investimenti stranieri e se anche le industrie italiane lasciano forse diventeremo quello che molti auspicano, ma noi no, la Florida d'Europa un paese buono solo per il turismo, a patto che organizziamo almeno quello.

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