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“Lego” religion

21 Luglio 2010 alle 11:00

I francesi credono in Dio ma senza appartenere, secondo quanto osservato da Danièle Hervieu-Léger sociologa delle religioni: credono numericamente più che nel passato, sono piuttosto interessati ma non si riconoscono in nessuna chiesa. Considerato che la religione cattolica, se si esclude l’Italia, in occidente è spenta (all’opposto che nel resto del mondo), quella ortodossa ferma e quella protestante in discesa vertiginosa, il futuro della religione (l’Islam merita un discorso a parte) è nel bricolage, così la Léger definisce questo tipo di religione (patchwork in U.S.A.), un pezzo qui e un pezzo lì. Da internet in poi, anche in politica succede qualcosa di simile, dove uno non appartiene ad alcun partito ma ha delle idee e di volta in volta vede se qualcuno le mette in pratica. Come osservava Habermas si è persa la certezza anche da parte degli atei che la religione scompaia dal mondo per effetto della modernizzazione e che non riesca ad incidere politicamente, la modernità tenta con qualsiasi metodo di renderla innocua sperando che la gente sempre di più viri verso religioni più light, spezzettate, meno monolitiche rispetto al cattolicesimo, cercando di estraniarsi dalla problematica cristiana troppo ostica, non cercando il confronto, ma nel contempo la paura per le conseguenze riguardanti la tecnica, la libertà eccessiva, l’immigrazione, una società immorale e corrotta che rischia di sfaldarsi, la costringe a non tagliare il cordone ombelicale.

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