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Le ambiguità della legge

20 Luglio 2010 alle 17:30

La Corte di Cassazione avverte: e' un reato costringere qualcuno a gridare 'Viva il Duce'. Lo si evince da una sentenza con cui e' stata confermata dalla Corte d'appello di Bologna la condanna inflitta ad un 31enne che era stato accusato di violenza privata e lesioni dolose per aver dato un sostegno ad un amico mentre questi, con violenza, costringeva tre giovani ad alzare il braccio destro e a inneggiare a Benito Mussolini. A me sembra giustissima la sentenza, e mi meraviglio anzi che prima di essa non ci fosse chiarezza sul fatto che un tale comportamento é reato. Però ora, ansioso come sono, ha iniziato ad attanagliarmi un dubbio: se invece qualcuno ti costringe ad urlare qualcosa di diverso da “Viva il Duce” non è reato ?! Cioè se, tanto per fare un esempio, stasera mentre esco dall’ufficio dei bulli mi fermano e minacciano di spezzarmi le gambine se non urlo “Viva Di Pietro” oppure “Adoro mia suocera”, commettono un reato o no ? Se qualche fogliante con più cultura giuridica del sottoscritto potesse chiarirmi i termini della questione gliene sarei davvero grato. Voglio sapere sino a che punto la tutela della legge mi permette di spingermi. Perché io, per quieto vivere, “Viva Di Pietro” lo potrei pure urlare, e poi chi si è visto si è visto. Ma per quanto riguarda urlare “Adoro mia suocera “, rischio di giocarmi le gambine…

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