cerca

La notte dell'Europa (e del Lògos)

18 Luglio 2010 alle 10:00

Condividendo pienamente il sentimento diffuso sul declino dell’Europa, proverò a indicare la causa maior, a mio avviso, quella più determinante, quella che ha minato il cuore l’anima la mente dell’O. Mi riferisco a quel passaggio cruciale della storia del ‘900, avvenuto nel ’68, quando in Europa è esplosa una vera e propria rivolta contro se stessa, quando ha cominciato a prendere corpo un rigetto radicale, una vera e propria apostasia culturale da tutto ciò che connotava l’Occidente da parte di una componente, dapprima minoritaria, dei suoi stessi appartenenti. Accadde che il socialismo, inteso in tutte le sue declinazioni, fece un salto di specie. Da politico, si arricchì anche di una forte carica antropologica e culturale, antitetica all’Occidente. Fu allora che molte delle sue ragioni delle sue visioni dell’uomo del mondo della storia della realtà travalicarono i confini della propria classe sociale, con un potere di fascinazione tale che si imposero e finirono per essere accolti trasversalmente e divenire egemoni, al punto da farsi sentimento diffuso e maggioritario nell’opinione e nella comunicazione collettivi. E il crollo dell’anelito di palingenesi riposto nel socialismo politico non ha minimamente intaccato questo suo aspetto e tutte le mitologie correlate. Nasce da lì la condanna generalizzata dell’Occidente (e dell’Europa) in tutte le sue componenti profonde: etiche civili sociali religiosa viste come espressione della società borghese da abbattere, da sradicare non solo, o non più solo, politicamente. Nasce da lì la cecità verso le ragioni delle verità (politiche e non) effettuali, e il divorzio di queste dall’empiria. Nasce da lì la condanna morale dell’Occidente. Nascono da lì tutti i pacifismi, tutti i terzomondismi, il correre a sposare aprioristicamente qualunque causa a connotazione antioccidentale. Intere generazioni di future classi dirigenti (e non parlo solo di quelle politiche) si sono formate fin dai banchi di scuola all’idea che l’Occidente è male. Non meraviglia dunque se l’Europa non produce più una politica creativa, espressioni mentali e spirituali nel solco in linea e all’altezza delle sue migliori tradizioni. Mai nella storia si era assistito ad una civiltà che abbia volontariamente abdicato ai propri valori, finendo per rigettarne i fondamenti con tale radicalità. Tutto ciò ha prodotto un vacuum di orientamento, un relativistico smarrimento di sé, il non credere più nel proprio corpo sociale e valoriale quale punto di riferimento e di misura, per gli individui, del giusto e del non giusto di ciò che è meglio e di ciò che invece è peggio, e ha innescato un gorgo, insieme ad altre sottocause, che, se non interrotto, attraverso un recupero ratisboniano del ruolo del Lògos nella nostra vita interiore di europei, sta risucchiando l’Europa e l’Occidente.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi