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Il fascino discreto della tabella A

16 Luglio 2010 alle 16:00

Oggi abbiamo raggiunto (intendo qui, qui su HPC) livelli di sofisticatezza concettuale "très èlevè". Sembra che io stia ironizzando? Invece proprio no. Sono assolutamente sincero. Mi è piaciuta (e mi ha divertito) la disquisizione sui condomini. Pragmatica e esplicativa assai. Questo conferma purtroppo una eco percettibile che conosciamo bene: l'italiano medio, oltre che con la crisi economica e tutto il resto qui sviscerato, deve sempre e comunque fare i conti con i propri vicini di casa, con le ditte e gli operai, con la portiera, con l'amministratore, con le cause e gli avvocati e con tutto l'ambaradam che ci contorna quotidianamente. Allora, alle prossime elezioni, invece che "una testa un voto" non potremmo esprimerci come nei condomini, cioè per millesimi (o milionesimi), quelli della tabella A? Si - ma si dirà - chi stabilisce “quanti” di questi milionesimi ciascuno di noi ne possiede? Beh, potremmo proporzionarli all’intelligenza, oppure alla ricchezza. Oppure alla altezza o al peso. Oppure alla capacità di ragionare. Oppure alla religione professata. Oppure alla creatività posseduta, alla comicità, alla affidabilità, alla criminosità potenziale, allo stato di salute. Insomma, per stabilire i criteri, se non ci si mette d’accordo, basterà fare una bella commissione assembleare e poi decidere. Proprio come nei condomini. Fini potrebbe essere un buon candidato per la presidenza della commissione. E’ naturale che la convocazione ai seggi dovrà avvenire esclusivamente attraverso raccomandata.

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