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Brunetta e la grande riforma

16 Luglio 2010 alle 15:33

Sarebbe ingiusto misconoscere i suoi meriti e quelli del governo. Avrei da ridire, però, sulla riforma del diritto societario che vede le Spa non quotate in borsa, ben poco trasparenti nei confronti d’azionisti di minoranza, detentori di quote anche superiori al 10%%. I tribunali sono pieni di cause di questo tipo, perché la riforma non è liberale. Lei parla di riforma della costituzione, ma temo non la vedremo in questa legislatura. La sinistra non accondiscenderà mai alla revisione della carta, distribuendo pesi e contrappesi in altro modo. I riformisti da quella parte sono una minoranza esigua, del resto il PD è espressione del mini compromesso storico, che ha come primo collante la costituzione. A destra le cose non sono più limpide. Manca la volontà di risolvere il problema alla radice. Qualche modifica ogni tanto, un aggiustamento qua e là, non risolutivi. Lei cita la modifica dell’articolo 97. Articolo che non dovrebbe esistere. Penso alla costituzione Americana e alla “non costituzione Inglese”. Noi perfino un articolo sulla pubblica amministrazione. Il nostro pensiero costituente è borbonico che ha avuto e ha nel catto-comunismo i suoi estensori e rappresentanti. La sottile linea di faglia fra una società che guarda solo al passato e un futuro possibile richiede un robusto cambiamento di rotta. Rimprovero a questo governo non solo il poco coraggio, ma anche il non aver condotto una battaglia culturale decisa e costante su questo tema essenziale. On. Brunetta la costituzione va riscritta.

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