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L’amore ai tempi dello stalking

15 Luglio 2010 alle 19:00

Pur non desiderando, nel modo più assoluto, giustificare o attenuare le responsabilità di coloro che compiono efferati crimini in nome dell’amore, vorrei comunque evidenziare come, storicamente, ciò che afferisce al più nobile dei sentimenti dell’uomo non possa essere valutato secondo i tipici canoni della ragione. La vasta letteratura a riguardo, che ha attinto a piene mani dal misterioso connubio di irrazionalità e poesia che caratterizza tale sentimento, suggerisce la misura dell’errore soventemente commesso: valutare l’irragionevole secondo i crismi della ragione, cercando di ricondurre qualcosa di straordinario e smisurato negli esigui e incompatibili spazi delle vicende ordinarie. In nome dell’amore, l’uomo esprime a volte il suo più alto valore, dalle eroiche gesta del soldato che si immola per la patria all’uomo qualunque che soccombe per difendere chi ama; lo stesso uomo, in altri momenti, accecato dal medesimo sentimento, commette atrocità che lui solo crede inevitabili. Molti dei peggiori mali dell’umanità discendono proprio dall’incapacità di immedesimarsi, di uscire dai luoghi comuni nel valutare il prossimo, perdendo così ogni chance di intervenire prima che accada l’irreparabile.

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