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Il dramma di Fini

15 Luglio 2010 alle 18:20

Il dramma, il vero dramma di Gianfranco Fini, è stato lo sdoganamento, perché è da quel fatale giorno che ha potuto vedere da vicino i comunisti e non solo: persino dibattere con loro nei talk show televisivi e alle varie feste di popolo con pubblico confronto. E’ in queste occasioni che si è dovuto confrontare con la dialettica sottile e ironica e per certi versi invincibile di Bertinotti; è stato a tu e per tu con D’Alema, e ne ha subito la logica granitica e possente nonché il fascino dei modi imperiali con i quali dava ordine alle idee che di lì a poco avrebbero illuminato il mondo; è rimasto colpito dai modi bonari e persino scherzosi, ma sempre rispettosi, con i quali Walter lo invitava a fare chiarezza dentro di sé e il suo movimento. Più di tutto è stato folgorato dal colore di indicibile grazia delle cravatte di kashimir di Bertinotti su maglioncini di ineffabile leggerezza. E allora tutto gli è stato chiaro. Quei vestiti retrò e burini del premier, usciti dalla sartorie di Caraceni per nuovi ricchi; quei patetici intercalari da bancario lombardo, ‘cribbio’, ‘mi consenta’. Già mi consenta cosa, vecchio arnese? No no, basta. Via via. Fare futuro, fare futuro....

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