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Intercettazioni e libertarismo

10 Luglio 2010 alle 10:35

Trovo agghiacciante la giustificazione di qualsivoglia tipo di intercettazione telefonica con l'argomentazione che "se non hai nulla da nascondere non ti devi preoccupare, e se ti preoccupi vuol dire che hai qualcosa da nascondere". Seguendo questo ragionamento allora potremmo permettere alle forze di polizia di entrare nelle nostre case (anche mentre noi non ci siamo, così evitiamo il disturbo) per qualsiasi seppur piccolo reato e in qualsiasi circostanza, tanto se non abbiamo nulla da nascondere non dobbiamo temere nulla. Magari possiamo anche accettare di installare una telecamera per ogni stanza della casa, perché se non consideriamo la proprietà della persona su se stessa come bene supremo (autoproprietà che in questo caso prende la forma di libertà di disporre della propria riservatezza), allora potremo anche accettare che venga calpestata in ogni modo possibile e immaginabile in vista di qualcos'altro. Dicono che combattere il crimine è più importante che garantire ai cittadini i propri diritti di libertà (tra cui il diritto alla privacy spicca tra i più importanti). Beh, se è questo che si vuole allora perché non imprigioniamo i gruppi etnici che statisticamente delinquono di più? Tanto, la prevenzione del crimine è tutto, no? Si può arrivare a qualsiasi tipo di aberrazione se non si tiene ferma la barra sul rispetto delle libertà individuali.

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