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Federalismo e dintorni

7 Luglio 2010 alle 17:00

Crediamo veramente che uno stato degno di questo nome non sia in grado di evitare i buchi di bilancio di regioni, e tenere sotto controllo sanità e via discorrendo? Non è possibile. Ecco allora il federalismo, come ultima spiaggia per il fallimento della repubblica, perché l’alternativa è la cricca e Grecia. Una costituzione dogmatica ha prodotto il disastro che i tanto decantati costituenti non avevano previsto e che corporazioni di magistrati, sindacati, sinistri e capitalisti hanno cavalcato per interessi ideologici o di danè. L’innaturale asse con la sinistra da parte del salotto buono del capitalismo (del nord) che acquista mega aziende per due lire bloccando la concorrenza, non dice niente a nessuno? La Fiat che tiene Pomigliano (e i suoi assenteisti pre-industriali) in cambio di un ritorno all’ottocento? Non è la borghesia del nord che vuole il federalismo, lo invocano le classi operaie e la piccola imprenditoria costrette a mantenere la repubblica che non c’è. Beninteso cercare di capire senza preconcetti non è gufare. Detto questo a me sembra esistano due rischi sotto traccia. Chi ha interesse allo status quo farà carte false per edulcorare il federalismo, perché avrà perso potere e denaro. La lega stessa potrebbe accettare codicilli e virgolette pur di ottenerlo, perché ha giocato tutte le sue carte su quest’ipotesi. Insomma il rischio è cambiare tutto per non cambiare nulla. Allora che faremo torneremo ai comuni? A livello personale avrei di gran lunga preferito uno stato veramente unitario ed efficiente, ma non esiste ed è troppo tardi perché avvenga. Gli dei sono appunto caduti. (Ps, sono stato più chiaro Sig De Angelis?)

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