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Collegamenti malati tra parola e pensiero

7 Luglio 2010 alle 19:00

Fini: la libertà di stampa in democrazia non è mai troppa. "Così, percossa, attonita la terra al nunzio sta". Senza il bronzeo Gianfranco, tutti come gattini ciechi. Ringraziamolo. E' andato a scuola d'intellettualità e, ha imparato ad usare senza ritegno e pudore, il cancro espressivo del politicamente corretto. Che ha le sue regole, strettamente derivate dal linguaggio nativo delle due chiese: un mix perverso di luoghi comuni, di arroganza, violenza, ipocrisia, dogmatismo, del dire per non fare e di autoreferenziale superiorità morale. Chi lo usa ha ingresso nel mondo degli eletti. O almeno così credono i troppi che facendovi ricorso, sperano di esservi accolti, in complice, rassicurante connubio coi sacerdoti dell'autentico pensiero umano. Il pensiero, il gergo fattosi unici, e perciò, negazione stessa della libertà di pensare altrimenti, sfociano in una cultura, si fa per dire, fideistica. Surgete laici! La vera libertà, quella che non ha bisogno d'aggettivi, si trova nell'allontanarsi dai sacri canoni. Come tenta di fare il Cav. Sublime e affascinante nel suo sogno che lo rende soggetto "d'inestinguibil odio e d'indomato amor".

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